Rugby, l’estetica del combattimento

62525ad7257cffd1f16d21233ce18828_169_xlDi Ire R.

6 giugno 2015. Caldo. Tanto. Birra. Molta. Mondiali U20. Calvisano.

Lezioni di rugby. Lezioni di vita.

Impressioni. Sensazioni. Emozioni.

Nel rugby come nella vita, si può giocare a memoria come la tatticissima e tecnicissima Irlanda, una squadra ordinata e compatta, non un buco non un varco in una difesa capace di adattarsi e prevedere ogni mossa, razionale. Un perfetto esempio di resilienza (come mi ha detto un mio amico che, di rugby e di vita, se ne intende)  ottenuta con sacrificio e allenamento.  Belli da vedere ma poco emozionanti, coinvolgenti. Tanta testa, si intravede appena il cuore; tanta ragione, ma un pizzico di sentimento in più guasterebbe?

C’è poi chi ha capito di poter ottenere ciò che desidera anche non dando il massimo, partendo già avvantaggiato e si limita quindi a contenere danni ed errori come la “candida” Inghilterra. Non mostra nulla di sè, senza carattere, senza una particolarità, un tratto distintivo. Ne risulta un gioco insipido, senza rischio, senza infamia nè lode. Sarebbe interessante vedere una squadra di questo tipo (e le persone che vivono così) fronteggiare qualcuno di forte almeno quanto lei stessa: la sicurezza rimarrebbe? Quando occorre saprebbe versare sangue e sputare l’anima?


E poi ci sono loro i Pumitas dell’Argentina.

IMG_5272Innanzitutto agitati senza paura di mostrarlo (niente maschere di freddezza che fanno sembrare gli atleti automi), emozionati ed emozionanti sin dall’inno. Le gambe non riescono a stare ferme, le mani si cercano dietro le schiene, le parole cantate a voce piena, è già evidente che daranno tutto contro i temibilissimi All Blacks.

Dopo l’inno la magnifica Haka degli All Black che ti riporta ad atmosfere esotiche e leggendarie, adrenalina allo stato puro.

E poi il minuto di silenzio per la scomparsa di Jerry Collins e della moglie. Pelle d’oca. Il rugby è vita quindi ci sta anche la morte.

Si comincia.

Sono i Pumas a comandare il gioco. Che grinta signori! Non mollano un cm senza lottare, un gioco semplice, intelligente, un gioco di squadra. Umili, fieri e spavaldi allo stesso tempo. Nella giusta misura. Anche un po’ strafottenti. A testa alta. Solo con questo spirito si possono affrontare gli avversari (le avversità), anche i più temuti.

Corrono, lottano, combattono, picchiano (dall’ultima fila della tribuna  si sentono le ossa scontrarsi), spingono nella loro spettacolare mischia, resistono, sudano.. è un gioco decisamente più vero, avvincente, interessante. Sono, nonostante le temperature, freschi, affamati, vogliosi. Quanto cuore a sostegno della testa.

IMG_5268La partita finisce 29 a 32 grazie a delle mete spettacolari dei neozelandesi in grado di attraversare il campo per il largo con soli 3 passaggi  (maestri di velocità in trasmissione orizzontale direbbe sempre quel mio amico) e con 2 accelerazioni per il lungo.

Dispiace veder perdere l’Argentina ma è la dura legge “ubi maior minor cessat”. Legge che vale anche fuori dal campo.

Io ho tifato a squarciagola per i Pumitas, mi sento decisamente una di loro in campo e fuori: spesso perdente ma consapevole di aver dato tutto, sempre a testa alta. Orgogliosa di quanto fatto. Con voglia di rivincita. Umiltà di imparare e ricominciare. Perdenti, non sconfitti.

Chiedo venia a chi di rugby se ne intende per la mancanza di giudizio tecnico, i miei sono solo flash di chi ancora capisce poco di rugby ma già non può farne a meno, per dirla alla Parisse:

“Il rugby é come l´amore: ti fa ridere, gioire, sacrificare, soffrire, piangere, lottare, vivere: e perció non ne puoi fare a meno”

Irene R.

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