Panda di Bastardi

DSC_6190Bene bene bene, ragazzi. Questa è la squadra che ha vinto il Campionato, quelli delle sessantasette mete fatte e sette subite dall’inizio della stagione, quelli che eccetera eccetera.

Ma questi qua sopra, di cui faccio parte anch’io, e sono lì in mezzo, hanno costruito una realtà che va molto oltre l’essere una semplice (?) squadra di rugby. Hanno generato, progettato, messo in moto e collaudato un insieme eterogeneo di uomini (e donne) che hanno posto a fattor comune esperienza e sofferenza, e l’hanno sublimata nel rugby. Per chi volesse provare a capirci, il nostro segreto sta tutto lì. Non si parte dal rugby, ma ci si arriva, essendo disposti a mettersi a nudo davanti ai compagni.

Eccoci qua, alla fine di un lavoro intenso, mantenuto con intelligenza sempre al confine tra agonismo e goliardia, tra la necessità di impegno per arrivare a poter “competere”, anche a livelli come il nostro, e l’esigenza di mantenere profili più bassi. L’ecumenicità non è del rugby, sebbene le porte della famiglia siano sempre, sempre, aperte a tutti; la selezione naturale, darwiniana (cit. Radagast) è parte integrante del percorso. Chi resta, è perché egli ha selezionato sé stesso. Non è affatto vero l’opposto. La nostra squadra accoglie sempre; e lascia a chi arriva l’onere, e l’onore, di selezionarsi, di combattere, di sopravvivere, di trasformarsi e di arricchire tutti noi con la sua nuova presenza.

Ora, citando l’immenso Giorgio Gaber: “Vi presento la mia famiglia, non si trucca non si imbroglia…….

A partire da sinistra, in piedi:

Luca, non possiede ancora un soprannome, ma arriverà. Bardo canterino, ha il dono della sintesi. Difficile strappargli anche solo una parola di bocca.

Budda, l’uomo delle ottantaquattro ali di pollo fritte, ripulite con dovizia, ha solo una bassa autonomia di veglia, ma in campo è rapido come una littorina!

Carpincho, colui che è troppo serio, non ride mai, timido e riservato l’abbiamo iscritto a forza a una scuola di teatro per scioglierlo, e gli hanno fatto fare subito il maggiordomo gay.

Bruno il Muto, che nonostante il soprannome ha una fastidiosa logorrea, tanto da indurre spesso l’avversario al morso stile Tyson.

Fuser, il nostro medico della mutua, fornitore ufficiale di sigari cubani, amante delle moto, delle donne e delle fasciti plantari. Guai se non ci fosse, ma ricordati il Ventolin…

Il Doc, altro medico della mutua, ala naturale, che a Seregno si accosta sempre con grande attenzione, memore delle precedenti clavicole lasciate sul campo.

Shaki, il righello della squadra, colui che fa della sobrietà e della diplomazia il suo punto forte, non sfancula mai nessuno, ed è sempre molto ben disposto verso il prossimo.

Sinti, lo zingarello adottivo della squadra, da quando è con noi non ci sono spariti più i portafogli negli spogliatoi. La sua onestà è proverbiale.

Belli Capelli Chiquita, il figo del gruppo, colui che fu bandito dalle trasferte in veneto per anni dalla cara signora moglie. Il motivo è ancora oscuro…

Roma, uomo pugnace, dalla cultura elevata, che ha un fratello gemello che lo sta cercando ovunque per ingabbiarlo. Molto timido, odia l’arte e gli eccessi.

Capitan Miky, colui che ha una famiglia così numerosa che ha aperto un mutuo in macelleria. Gli stiamo organizzando una vasectomia con colletta a cinque euro.

Rovigo, il nano della squadra, colui che si ostina a non voler considerare l’ormone della crescita. Uomo taciturno, ma dall’affidabilità di un quattro per quattro gommato Caterpillar. Soprannominato anche “Veronica”.

Io, Mummia.

M1, soprannome provvisorio per colui che da portiere di calcio si è trasformato in giocatore di rugby. C’è voluto veramente molto alcol per questa trasformazione, e non basta ancora…

Bianco, colui che è stato segnato dai quiz televisivi anni ’70, uomo che non ne sbaglia mai una, sempre sul pezzo.

Cus, lamaronnadellocarminemacheccazzstaiafacerechettepijiassenustrammacchittefatto! Più o meno così, ma solo quando parla.

Trent, allenatore della squadra, ex giocatore. Non mi va di fare ironia su un simile talento. Sennò mi mette fuori squadra, la carogna.

A partire da sinistra, accosciati:

Bologna, il monaco. Teorico della castità assoluta, morigerato nel mangiare, nel bere e in tutte le applicazioni del piacere. Soprannominato anche “fuoco amico”, si scoprì che lo faceva solo per educare.

Spiana, uomo in campo delicato come una margherita di primavera, a volte esortato a essere un pelesimo più aggressivo coi mediani avversari…

37, il lento della squadra. Non si spiega il fatto che sia anche colui con più mete all’attivo. Loquace e chiaccherone, intasa la mailing list con bizzarre richieste.

Frunz, l’abate, colui che ha fatto missione della sua vita. Morigerato, ha rinunciato a una sicura carriera come urologo per dedicarsi al prossimo. Alle prossime (meglio).

Il Grigio, colui che è in campo gentile con tutti, tende sempre a restare in piedi e non si è mai e dico mai sentito dire alcunché al suo avversario. Un vero samaritano.

Giuanìn, l’ala più cilindrica mai vista, dal baricentro così basso che sembra un cingolato, è un aggiustaossa naturale, che sembra il vecchio doc dei paeselli sperduti del far west…

Zizzu, il pompiere, la dimostrazione vivente che per giocare avanti non serve conoscere il regolamento, nemmeno una riga. E riuscire ad arbitrare comunque perfettamente (non fischia mai…)

Woody, la quercia secolare della squadra, tanti anni sulle spalle, e ancora una fenomenale capacità di darci dentro come una bestia.

Morgante, altro casto del gruppo, è stato vasectomizzato almeno tre volte, ma pare con poco successo. In campo è una specie di talpa che scava trincee. Amatissimo dall’avversario di turno.

Finanza, uomo sregolato, folle e totalmente fuori controllo. Lo teniamo con noi per fare un favore alla moglie e ai suoi quattro ragazzi. Pietas impone…

Abe, uomo mite dalla logorrea imponente, e dallo stomaco fortissimo, in grado di reggere litri e litri di alcol senza vomitare mai, è anche un delicato placcatore…

Stephane, francese in squadra, dal brio parigino, scoppiettante come un mortaretto, sempre disposto a fare baracca, anche lui sta aspettando che il famoso passaggio a livello si alzi…

Priscilla, tanguero della squadra, raffinato degustatore, nasconde solo un segreto, come tutti gli eroi della Marvel. Peccato che il suo alter ego sia… come il suo soprannome…

Sdraiato:

Grifo, il pilone per eccellenza, grosso, pesante, buono e gentile, dalle mani d’oro e dalla granitica certezza sul principio del mondo giusto e buono.


Kowalski, fuggito per via delle innumerevoli famiglie, come Macchia Nera in campo è colui che regge compasso, squadra e matita. Tutto deve essere in ordine!

Non erano presenti fisicamente, perché impegnati con il lavoro, gli altri compagni di squadra.

Giorgio Ruba, il nostro mediano leggero come una primula, in grado di fingersi morto urlando straziato, salvo non essersi fatto nulla. Diffidare quando sta muto.

Orange Nico, Team Manager sino-arabo-londinese, convertito contemporaneamente a tutte le religioni del mondo, spesso in campo offre narghilé al suo avversario dirimpetto. Diffidare, levantino di ritorno.

Yoghi, sobrio e leggero come una libellula, ama i Puma argentini.

Pimpa, dalla vita monacale, pio e osservante.

Radagast, detto anche “Il Commesso Viaggiatore”, è ormai una quinta colonna in terra nipponica.

Prof, soprannominato così per le sue competenze in tema di guerre mondiali, che scatena appoggiandosi col gomito su un pulsante rosso nella war room

Abramo, autore della foto qui sopra, e rimpianto compagno di squadra.

Miro, rimpianto col cuore da tutti; ritornerai qua con noi, ti aspettiamo.

Carlos, il catalano, che con la bizzarrìa che contraddistingue chi si cimenta nel multilinguismo ha coniato, involontariamente, il nome della nostra squadra.

Gengis, l’italiano a Miami, colui che non ha mai litigato con nessuno, e a cui da piccolo hanno sigillato le corde vocali.

Lo Zio, esile ingegnere meccanico, che come il pesce palla è diventato pilone per l’eccesso di aria ingerita. Affidabile come un Caterpillar, ci manca.

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