Elogio della follia (Old Rugby)

2014-12-13 19.39.35Irene R., blogger degli Old Monza, giocatrice di Touch nei Tucanò Monza, ci regala uno scorcio di ciò che siamo, visti da fuori. Io trovo che sia uno dei ritratti più veri e precisi della nostra realtà; e credo anche che sia in qualche modo e in qualche misura adatto anche a tutte le squadre Old Rugby, almeno quelle con cui ho avuto l’onore di giocare assieme, in campo. E’ per noi, ma è anche per voi tutti, old rugby players.

Che avessero coraggio e incoscienza lo sapevamo di già. Per giocare a rugby in età avanzata con le ossa che cominciano a cedere e i Kg a pesare c’è bisogno di entrambi (e con questa mi merito un placcaggio da trovarmi spalmata a terra), ma probabilmente ce ne vuole di più a esporsi accettando di rispondere in maniera sincera alle domande dirette di un compagno carognetta che indaga sull’umano dal minuto stesso in cui ha aperto bocca per la prima volta, e che ha lo splendido dono di saper leggere dentro e comunicarlo scrivendo.

Quello che ancora non sapevamo è quanto umano c’è negli Old Rugby Monza!
Io che, ormai disillusa, credevo mi fossero rimasti da leggere solo fumett,i ho scoperto che che esistono ancora libri interessantissimi da leggere, per usare una metafora dell’ideatore delle interviste.

Trame diverse raccontate con stili differenti, ma accomunate tutte da qualcosa, come libri diversi di una stessa collana, la cui casa editrice è la medesima.

Scorrendo le pagine puoi trovare quello che interpreta il ruolo del ruvido per nascondere la sua profonda sensibilità e intelligenza dell’umano, il difficile che è lontano sulla carta (geografica) ma è ancora in campo,  l’uomo semplice pane pane vino al vino, chi conserva lo spirito da ragazzo con l’entusiasmo e la passione per la vita, il leone ferito che ancora ruggisce cercando di riconquistare il suo ruolo nella giungla, lo schietto.
Ad un primo approccio, ma anche ad un secondo e ad un terzo possono apparire come dei coglionazzi, ma se avrete la voglia di leggere le loro interviste e, ancora meglio, come me avrete la fortuna di conoscerli di persona vi accorgerete che sì, sono grezzi, rudi, bruti, e ruvidi, ma come i diamanti appena estratti.
Il nome della Collana dovrebbe chiamarsi: Essere uomini, non eroi. Vite normali vissute pienamente. Niente affatto banale.

Uomini che provano a placare (e anche a placcare) la loro sete di vita, come Dracula con il sangue, innamorati dell’esistenza, qualunque cosa questa gli riservi.
Inciampano, cadono, sbagliano, si infangano ma si rialzano. O, per lo meno, ci provano.
Uomini che sperano. Che lottano. Che amano. Che odiano.

Uomini. Merce rara.

“Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,/ Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;/ Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via.” 

(T. Eliot)

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